La sposa contemporanea. Intervista a Elena Pignata

Anno nuovo, collezioni nuove!
Finita la stagione dei matrimoni, è il momento per gli stilisti di presentare le proposte 2017!
Elena Pignata, stilista torinese dall’anima un po’ nordica e un po’ orientale, mi ha invitato alla presentazione della collezione cerimonia 2017! Ne ho approfittato per conoscerla meglio. 

Subito dopo il diploma all’istituto di moda e design Feller vince il fashion grand prix e viene invitata alla fashion week di Tokyo.
Da lì un crescendo. Collaborazioni importanti con Malloni, La Martina, Cotton belt. Nel 2006 lancia il suo primo personal brand: Ombradifoglia a cui fa seguito A.VE che viene presentato in occasione delle principali fashion week d’Europa e a Tokyo. Nel 2014 è finalista nel programma Project Runway Italia

Sembra che ti piaccia proprio l’aria che si respira a Tokyo.
In Oriente, e in particolare in Giappone, sono stata accolta con molto entusiasmo. Credo sia il posto in cui il mio stile e il mio design hanno riscontrato il maggior successo nel mondo delle fashion week. E credo che questo legame sia reciproco. Mi ispiro molto alla tradizione orientale nelle mie creazioni. (ndr. date un’occhiata allo stile di Tulip nella gallery)

Ma alla fine torni sempre a Torino. Senti che questa è la realtà più adatta a te e al tuo lavoro?
Pur avendo nel cuore una città belga che amo molto e dove vado spesso, Anversa, sento che qui ho la mia dimensione. Ciò che succede a Torino, per quanto riguarda il mio lavoro, può sembrare molto poco, ma durante l’anno mi permette di occuparmi delle mie creazioni con tranquillità. Poi parto alla carica per la fashion week, che è la vetrina nel mondo della moda. Credo che sia importante essere nel posto giusto al momento giusto. E poi tornare nel luogo in cui si ha una sensazione di “casa”.

Quali sono le diversità che hai riscontrato negli ambienti delle fashion week rispetto al rapporto con la realtà wedding?
Il mondo delle fashion week è popolato da uomini, e per uomini. Inoltre, sembra che talvolta la mondanità di alcuni eventi sia più influente delle creazioni stesse. Sono meccanismi che non mi appartengono ed è per questo che tendo a mantenermi a distanza, e a lavorare in autonomia. Lascio che siano i miei abiti a parlare per me.
Il wedding per me è un’esperienza relativamente nuova. È da due anni che presento collezioni sposa, e da subito ho colto la profonda differenza. Il rapporto col cliente finale, che nel fashion non esiste, diventa predominante. Le future spose cercano il contatto diretto con la designer, chiedono consigli, sfogano ansie.
Si crea un legame a doppio filo tra me e la cliente, che poi è la chiave che apre la possibilità di creare un abito su misura, adatto allo stile e alle forme della sposa.

Quali sono quegli aspetti che trasponi dal fashion all’abito da sposa?
La ricerca delle materie prime e dei tessuti, il contrasto di materiali e di colori, e il taglio ricercato sono i must di tutte le mie collezioni.
Immagino sempre i vestiti da sposa come abiti da sera. La leggerezza è per me un obiettivo imprescindibile. Indossare un abito per quindici ore non deve trasformarsi in una tortura, e sostenere il peso insopportabile di strati di fodera e tessuto non è un obbligo. Ci sono abiti che lasciano i lividi. Ma perché? La sposa si può e si deve sentire bella e speciale, ma deve anche muoversi, divertirsi, ballare.
I miei abiti certo non rispecchiano i canoni dell’abito principesco.

E allora come è la sposa di Elena Pignata?
La sposa deve sognare di essere una figa pazzesca, non una principessa. Le principesse non esistono; è una maschera, che non rappresenta più la donna contemporanea. L’abito da sposa deve rispecchiare ciò che la donna che lo indossa ama nella vita vera. È finito il tempo della carrozza coi cavalli, è arrivato il momento di mostrare una donna forte, sicura, che vuole valorizzare se stessa.
Un altro carattere distintivo delle mie collezioni è la sensualità velata. Non troverete mai scollature eccessive o spacchi esagerati. Le forme si intuiscono sotto le linee scivolate e i veli leggeri, attraverso cui la femminilità risulta esaltata e non offuscata.

Cosa non sanno le tue spose della costruzione del loro abito?
I tempi. Le future sposine arrivano in atelier con il canonico anno di anticipo preda dell’ansia di essere in ritardo.
Ti confesso che mi fa sorridere. Alcuni abiti del prêt-â-porter che una cliente ordina e ritira la settimana successiva sono più lunghi da confezionare rispetto a un abito da sposa. Le clienti arrivano con le tempistiche dettate dalle riviste, da alcune atelier molto grandi o che comprano collezioni che devono farsi spedire. Nella mia realtà una volta oltrepassato il muro è tutto molto veloce. Ma è importante assecondare questo aspetto che fa parte anche delle aspettative sulla realizzazione di un abito speciale.
Certo, bisogna considerare che molto del tempo impiegato nella costruzione di un abito è dedicato alla ricerca di tessuti e dei materiali.

Ultima domanda: se tu potessi vestire un personaggio del passato o una celebrità per chi ti piacerebbe realizzare l’abito da sposa?
Uma Thurman. Me la immagino vestita di bianco, in un abito semplicissimo. La vedrei con il modello Anthea, fluido, dallo scollo asimmetrico (ndr. lo trovate nella gallery). Credo che con quell’abito sarebbe perfetta anche per ritirare l’Oscar !

Seguite Elena Pignata anche su facebook!

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